Il terremoto del 1783 nella Calabria meridionale e la “Costellazione dei Borghi”
Il terremoto del 1783 rappresenta uno degli eventi sismici più devastanti della storia italiana per durata, intensità e impatto territoriale. La lunga sequenza, protrattasi per circa tre anni, fu caratterizzata da scosse di eccezionale magnitudo, tra cui quelle del 5 e 7 febbraio e del 28 marzo, che colpirono con particolare violenza la Calabria meridionale. Le conseguenze furono drammatiche: nel territorio calabrese vi furono circa quattrocento insediamenti danneggiati, oltre trentamila vittime e quasi metà dei centri abitati distrutti. L’evento provocò inoltre profonde trasformazioni geomorfologiche, tra frane, maremoti, sprofondamenti e la formazione di nuovi bacini lacustri, suscitando l’interesse degli studiosi europei e alimentando una vasta produzione letteraria e iconografica. Di fronte alla vastità del disastro, il governo borbonico avviò già dal febbraio 1783 un articolato programma di assistenza e ricostruzione, ispirato ai modelli urbanistici adottati a Lisbona dopo il sisma del 1755. Le norme del 1784 introdussero criteri innovativi per la progettazione antisismica, imponendo regolarità degli impianti, controllo delle geometrie e prescrizioni di carattere strutturale. Fu inoltre incentivato il trasferimento degli insediamenti in siti più sicuri, dando origine alla ridefinizione urbanistica di città come Reggio Calabria, Mileto, Palmi, Filadelfia e numerosi altri centri calabresi. Questo vasto intervento rappresentò il primo tentativo di pianificazione territoriale su scala regionale in un contesto sino ad allora segnato da arretratezza, isolamento e frammentazione insediativa.
La ricerca si concentra sull’area delle Serre vibonesi, contesto fisico complesso composto da terrazzi a diverse quote, versanti acclivi e un ricco patrimonio storico-architettonico legato alla presenza monastica, in particolare alla Certosa di Serra San Bruno e al complesso di San Domenico in Soriano Calabro tra i più significativi complessi monastici della Calabria la cui presenza ha plasmato nel tempo, e plasma tuttora, lo sviluppo sociale, culturale, economico e turistico dei luoghi. Qui la tradizione conventuale è stata depositaria non solo della cultura religiosa ma anche di quella urbana, architettonica, tecnologica, culturale e i monasteri, nel corso dei secoli, hanno segnato i caratteri identitari dei luoghi e il loro sviluppo economico. I due antichi complessi mostrano i loro ruderi come documenti di un passato glorioso ma anche come testimonianza di un territorio vulnerabile che troppo spesso dimentica le proprie fragilità e le proprie radici.
L’evento sismico del 1783 incise profondamente sulla struttura insediativa dell’area, generando processi differenti di ricostruzione, trasformazione e abbandono. Oggi il territorio presenta una compresenza di centri abitati ricostruiti secondo i criteri tardo-settecenteschi, nuclei storici alterati o ridotti a rudere, configurando un paesaggio frammentato e segnato dalla perdita di continuità identitaria.
L’obiettivo dello studio è analizzare gli effetti del terremoto su una “costellazione” di insediamenti storici delle Serre vibonesi, con particolare attenzione alle due strutture monastiche principali e ai centri minori spesso esclusi dalla narrazione principale. Attraverso la ricostruzione storica, le attività di rilevamento 3D e l’osservazione dei mutamenti territoriali, la ricerca intende, inoltre, riattivare l’interesse verso questi borghi marginalizzati, riconoscendo nella conoscenza il presupposto indispensabile per qualsiasi intervento di conservazione, recupero e valorizzazione, anche in chiave culturale e turistica. Il lavoro mira, pertanto, a restituire coerenza e visibilità a un territorio che, pur segnato da fragilità e abbandono, conserva un patrimonio di straordinario valore storico, paesaggistico e identitario.
La “Costellazione dei Borghi”
