Serra San Bruno

Informazioni generali e descrizione

La storia della Certosa di Santo Stefano del Bosco e quella del centro abitato di Serra San Bruno costituiscono un sistema culturale integrato, nel quale architettura, memoria collettiva e pratiche di riuso si intrecciano in modo indissolubile. Fondata nel 1091, la certosa non è stata soltanto un luogo di preghiera: è da secoli il cuore simbolico, spirituale e materiale della comunità serrese. Le sue architetture, i suoi riti, la sua presenza silenziosa tra i boschi hanno modellato l’identità del territorio, influenzando tradizioni, linguaggi, feste e persino il modo in cui gli abitanti percepiscono il proprio paesaggio. La comunità certosina subisce alterne fortune e acquisisce particolare importanza tra Cinque e Seicento grazie a committenze che richiamarono artisti di rilievo per la costruzione, all’interno delle sue mura, della grande chiesa. La sua evoluzione architettonica, tuttavia, è documentata in modo frammentario: le fonti superstiti — dalla Visita Apostolica del 1629 alle descrizioni di Pacichelli e di Tromby — restituiscono un quadro incompleto.

Il processo di arricchimento perdura per quasi tutto il Settecento finché il terremoto del 1783 spezza questa continuità. La grande chiesa cinquecentesca, con il suo altare di Cosimo Fanzago e le sculture di David Müller, crolla quasi interamente. La comunità certosina viene dispersa, gli archivi e la biblioteca si perdono, e il complesso monastico rimane per decenni un rudere abbandonato.

Ma proprio da questa rovina nasce una nuova storia: quella del reimpiego. Gli abitanti di Serra San Bruno, costretti a ricostruire le proprie case e le proprie chiese, iniziano a recuperare i frammenti della certosa. Non si tratta solo di necessità: è un gesto di continuità, un modo per non perdere il legame con un passato che rischiava di dissolversi.

I materiali della certosa vengono reimpiegati nel tessuto urbano, generando un fenomeno di migrazione materiale che assume valenze economiche, funzionali, simboliche e identitarie. Colonne, stipiti, mensole, bassorilievi e soprattutto volti di angeli e cherubini vengono inseriti nelle facciate delle abitazioni e negli edifici sacri, spesso con funzione apotropaica. Tale pratica, lungi dall’essere un semplice espediente costruttivo, diventa un dispositivo di memoria collettiva: i frammenti della certosa, ricollocati, ne rafforzano il senso di appartenenza e trasformano il paesaggio urbano in un archivio diffuso di tracce materiali. Camminando per le vie del centro abitato, si percepisce questa presenza diffusa: la certosa non è più un luogo isolato, ma un organismo disseminato, un mosaico di frammenti che raccontano una storia di perdita e di rinascita.

Le chiese del paese diventano scrigni di questa memoria migrante e costituiscono i principali poli di concentrazione delle opere dislocate. La chiesa matrice di San Biagio conserva statue marmoree provenienti con molta probabilità dalle nicchie della crociera certosina, parti della balaustrata, elementi del pavimento e un prezioso reliquiario. La chiesa di Maria SS. dei Sette Dolori rappresenta il caso più emblematico: vi confluiscono il pavimento marmoreo, quattro medaglioni scolpiti, un altare laterale, una transenna traforata e, soprattutto, l’altare con ciborio di C. Fanzago, miracolosamente sopravvissuto, riassemblato e consacrato nel 1835.

La dispersione dei frammenti e la perdita delle fonti rendono complessa la ricostruzione filologica dell’assetto della certosa antecedente al terremoto del 1783. In questo scenario, il rilievo digitale, la modellazione 3D e la costruzione di modelli informativi assumono un ruolo metodologico centrale. Attraverso la ricognizione dei principali frammenti in situ, la digitalizzazione delle più significative opere dislocate e l’integrazione delle fonti archivistiche, il progetto di ricerca mira a ricomporre virtualmente la trama delle relazioni tra frammento e contesto, ponendo le basi per una lettura unitaria del patrimonio e promuovendo forme di fruizione aumentata capaci di rafforzare la consapevolezza identitaria della comunità e la tutela del patrimonio culturale.

Nonostante il lavoro di ricognizione e digitalizzazione finora svolto, il corpus delle opere dislocate provenienti dalla Certosa di Santo Stefano del Bosco non può ancora considerarsi completo. La dispersione secolare dei frammenti, la loro presenza diffusa nel tessuto urbano e la mancanza di una documentazione sistematica precedente al terremoto del 1783 rendono il censimento un processo aperto, in continua evoluzione. Molti elementi — sculture minori, porzioni di cornici, frammenti lapidei reimpiegati in abitazioni private o in edifici oggi trasformati — restano ancora da individuare, studiare e acquisire digitalmente. In questo scenario, la piattaforma digitale sviluppata nell’ambito del progetto assume un ruolo strategico: essa non è solo un archivio statico, ma un ambiente dinamico, pensato per accogliere progressivamente nuovi dati, nuove scoperte e nuove ricognizioni. La sua struttura modulare consente di integrare in futuro ulteriori rilievi 3D, schede descrittive, confronti tipologici e ricostruzioni virtuali, favorendo un processo di conoscenza incrementale e partecipato. L’auspicio è che la piattaforma diventi un punto di riferimento per studiosi, istituzioni e comunità locale, capace di catalizzare segnalazioni, contributi e collaborazioni che permettano di completare — per quanto possibile — la mappa delle opere dislocate e di restituire una visione sempre più articolata del patrimonio certosino diffuso nel territorio.

Rilievo integrato

Per l’acquisizione di una porzione del centro storico di Serra San Bruno e per alcuni degli elementi erratici è stata progettata e condotta una campagna di rilievo strutturata con duplice obiettivo: da un lato, l’integrazione di dati acquisiti tramite Terrestrial Laser Scanning (TLS) e Structure from Motion (SfM); dall’altro, lo sviluppo di specifici output applicativi utili alla realizzazione di ambienti di realtà aumentata.

La metodologia di documentazione ha previsto una prima fase incentrata sul rilievo integrato, combinando tecniche attive e passive per l’acquisizione di una porzione del tessuto urbano e dei principali assetti architettonici. Nello specifico, per ottenere la struttura metrica e spaziale del contesto, il rilievo TLS è stato eseguito mediante laser scanner Faro Focus S 150 Plus. A questo si è affiancato un rilievo aerofotogrammetrico (UAV), realizzato con drone DJI Air 2S, rivelatosi essenziale per l’ispezione e l’acquisizione di fotogrammi delle coperture e delle porzioni sommitali non visibili dal basso. Il set di dati è stato ulteriormente arricchito da prese fotogrammetriche terrestri, effettuate utilizzando una fotocamera Nikon D800 equipaggiata con teleobiettivo Nikkor AF-S 70-200 mm. In particolare, l’acquisizione di dettaglio è stata realizzata per le facciate delle chiese di San Biagio e di Maria SS. dell’Addolorata; tale approccio ha permesso di rilevare le complesse partiture decorative e l’apparato scultoreo con un’elevata densità di informazioni geometriche e cromatiche.

È stata inoltre impiegata la tecnica della polarizzazione incrociata (cross-polarization), associata alla turntable photogrammetry, per l’acquisizione di specifici elementi erratici, amovibili, caratterizzati da superfici altamente riflettenti. L’integrazione di filtri polarizzatori incrociati nel sistema fotocamera-flash ha consentito di ridurre i riflessi speculari, ottimizzando i risultati della ricostruzione tridimensionale e la fedeltà delle texture anche degli elementi non movibili. Questa specifica metodologia è stata applicata per il rilievo di alcuni manufatti scultorei conservati all’interno della Chiesa di Maria SS. dei Sette Dolori.

Una seconda fase operativa è stata invece specificamente dedicata all’acquisizione di dati finalizzati alla realtà aumentata (AR). Ad integrazione del rilievo documentale classico, è stata condotta una mirata campagna mediante laser scanner Leica BLK360 G1. L’impiego di tale strumentazione è stato funzionale alla generazione di una nuvola di punti leggera e ottimizzata, propedeutica alla trasformazione in Area Target. Questo dato spaziale è stato successivamente importato nel motore grafico Unity 3D, fungendo da base essenziale per lo sviluppo dell’applicazione immersiva.

L’utilizzo del BLK360 ha permesso di superare i limiti imposti dai tradizionali marker bidimensionali, consentendo al sistema AR di riconoscere l’intero ambiente architettonico tridimensionale come superficie di attivazione del sistema di AR. Nello specifico, grazie all’integrazione dell’estensione (SDK) Vuforia Area Target, la nuvola di punti è stata convertita in un modello digitale semplificato in grado di garantire il tracking spaziale in tempo reale.

Rappresentazioni

Le attività di rilievo condotte sul territorio di Serra San Bruno hanno interessato simultaneamente la scala urbana e la scala del dettaglio, secondo un approccio multilivello volto a ricostruire in modo integrato il rapporto storico‑materico tra il tessuto abitato e la Certosa di Santo Stefano del Bosco. Alla dimensione territoriale e urbana è stato dedicato un lavoro sistematico di ricognizione, culminato nella produzione di una mappa tematica che localizza e documenta gli elementi architettonici e scultorei provenienti dal complesso certosino. Tale mappa, oltre ad orientare i vari fruitori nella loro visita al centro antico, pone le basi per la lettura delle dinamiche di reimpiego e per la comprensione della diffusione materiale del patrimonio certosino nel paesaggio costruito serrese. Parallelamente, sono state realizzate le piante al tratto della Chiesa Matrice di San Biagio, della Chiesa di Maria SS. dei Sette Dolori e della Chiesa di Maria SS. Assunta in Cielo (Terravecchia). Questi elaborati grafici sono stati concepiti come supporto operativo per il posizionamento delle opere scultoree provenienti dalla certosa, consentendo una restituzione coerente delle loro collocazioni attuali e mettendo in evidenza le scelte architettoniche comuni ai tre soggetti.

Per quanto riguarda la chiesa matrice, il lavoro di digitalizzazione 3D ha interessato l’edificio nelle parti accessibili ai fedeli e sono state rilevate le quattro statue marmoree (Vergine col Bambino, San Bruno, Santo Stefano e San Giovanni Battista) provenienti dalla chiesa certosina, insieme alle relative basi, oggi collocate nella navata centrale. I modelli tridimensionali ottenuti sono stati successivamente elaborati in ambient occlusion, una tecnica di shading che enfatizza la percezione delle superfici, delle cavità, delle ombre proprie e delle modulazioni plastiche, facilitando così la lettura critica delle opere e la loro analisi morfologica.

Il rilievo tridimensionale ha assunto un ruolo particolarmente rilevante nel caso della Chiesa di Maria SS. dei Sette Dolori, dove la densità, la qualità materica e l’importanza storico‑artistica delle opere provenienti dalla certosa hanno reso necessaria un’attività di acquisizione molto accurata e tecnicamente impegnativa. La presenza del pavimento marmoreo certosino, dei medaglioni scolpiti, degli altari dislocati e, soprattutto, del monumentale altare maggiore di Cosimo Fanzago ha richiesto un protocollo di rilievo calibrato sulle specificità morfologiche e materiche dei manufatti.

Il maggiore sforzo operativo è stato dedicato proprio al modello 3D dell’intera composizione dell’altare maggiore, sia per le sue dimensioni considerevoli sia per la complessità della finitura superficiale, caratterizzata da marmi policromi, elementi scolpiti e superfici riflettenti che hanno reso necessarie strategie di acquisizione differenziate. L’elaborazione del modello ha costituito la base per la produzione di un HBIM dedicato, concepito come strumento informativo per la documentazione dell’opera. Si tratta, a tutti gli effetti, del rilievo più complesso dell’intero progetto sulla certosa, relativo a un’opera di straordinaria articolazione formale e tecnica.

Accanto all’altare maggiore, sono stati rilevati e digitalizzati anche altri elementi di grande rilevanza:

– l’altare di San Bruno, anch’esso proveniente dalla certosa e oggi ricollocato nel transetto;

– la transenna marmorea presente sul balcone d’organo, caratterizzata da un elaborato traforo;

– i quattro medaglioni scultorei in marmo, originariamente parte dell’apparato decorativo certosino.

Anche per questi modelli è stata adottata la procedura dell’ambient occlusion, per facilitare la lettura critica delle superfici scultoree e per migliorare la comprensione delle relazioni volumetriche tra le parti.

Modellazioni tridimensionali

A valle delle acquisizioni condotte all’interno del centro storico e di alcune chiese di Serra San Bruno, è stato individuato l’altare maggiore di Cosimo Fanzago per la realizzazione di un modello informativo HBIM. Il rilievo di dettaglio di questa imponente macchina barocca è stato condotto integrando laser scanner terrestre (TLS) e fotogrammetria digitale, sfruttando in particolare la tecnica della polarizzazione incrociata per ovviare alle criticità poste degli elementi scultorei riflettenti posti sull’altare. Data la notevole complessità geometrica, materica e formale dell’opera, la restituzione digitale ha richiesto innanzitutto una scomposizione linguistico-funzionale. Questo passaggio analitico ha permesso di separare le componenti geometricamente regolari e ricorrenti da quelle scultoree morfologicamente più complesse, indirizzando il flusso di lavoro verso un approccio di modellazione ibrida e integrata.

Nello specifico, per gli elementi architettonici codificati (come modanature e cornici) si è proceduto a una ricostruzione parametrica all’interno di Autodesk Revit tramite la creazione di famiglie personalizzate, generate a partire da abachi di profili estratti dalle sezioni delle nuvole di punti e dalle ortofoto. Per far fronte, invece, ai limiti intrinseci dei software BIM-authoring nella gestione delle geometrie organiche – come le ricche decorazioni plastiche, i putti e le statue in metallo dorato dei Dottori della Chiesa poste sul tabernacolo – si è fatto ricorso all’importazione diretta di mesh fotogrammetriche, opportunamente decimate e ottimizzate e, per gli elementi con complessità geometrica media, alla modellazione NURBS avanzata tramite Rhinoceros. Tali modelli complessi sono stati inseriti in Revit come Modelli Generici e texturizzati mappando le superfici con immagini ad alta risoluzione.

Infine, per passare da una riproduzione tridimensionale a un vero e proprio contenitore semantico, il modello è stato strutturato secondo una logica informativa multilivello basata sui moderni standard LOIN (Level of Information Need). Ai componenti linguistico-funzionali dell’altare sono stati associati parametri di progetto personalizzati suddivisi per livelli: da quello descrittivo (denominazione, autore, ecc.) a quello materico-tecnologico (materiali costitutivi e stato di alterazione), fino alla cronologia degli interventi pregressi. Questa complessa rete di metadati trasforma il modello dell’altare in un archivio dinamico, interrogabile, aggiornabile e scalabile.

Virtual tour

Per far fronte alla necessità di documentare, raccogliere e rendere fruibile l’ampio patrimonio dislocato nel centro storico di Serra San Bruno, è stato sviluppato il progetto SerraVT. Questa piattaforma si configura come un contenitore digitale multidimensionale, realizzato mediante il software 3DVista Virtual Tour, capace di superare i limiti fisici della frammentazione territoriale. Operando su una scala urbana estesa, SerraVT nasce non solo per mappare e geolocalizzare gli elementi erratici superstiti, ma anche per restituire loro un’unità narrativa, rendendoli esplorabili da qualsiasi luogo, senza alcun vincolo temporale o spaziale.

Il tour consente agli utenti di navigare in modo immersivo all’interno degli spazi architettonici e urbani, sfruttando l’integrazione di foto sferiche – derivate da acquisizioni rigorose con testa panoramica – e modelli 3D ad alta risoluzione. A supporto della visita digitale è stata implementata un’interfaccia interattiva che trasforma la semplice esplorazione in un vero e proprio ecosistema di conoscenza. Interrogando la scena, l’utente può accedere direttamente a informazioni storico-archivistiche sulle vicende che hanno causato la dislocazione dei manufatti, consultare riferimenti bibliografici e attivare funzionalità come la possibilità di eseguire misurazioni dirette sui modelli 3D.

Insieme a questo applicativo, sono stati realizzati alcuni visualizzatori 3D dedicati alla fruizione interattiva delle preziose statuette in metallo dorato dei Dottori della Chiesa che ornano il tabernacolo dell’altare maggiore. I visualizzatori consentono all’utente di ispezionare le sculture riprodotte: è possibile ruotarle a 360 gradi, ingrandirle per apprezzarne la finezza materica ed effettuare misurazioni dirette sulle geometrie. Ogni statuetta diventa così un hotspot dinamico, affiancato da pannelli informativi che trasformano la visualizzazione in un’esperienza di conoscenza.

Bibliografia

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Vivenzio, Istoria de’ Tremuoti avvenuti nella Provincia della Calabria ulteriore, e nella Città di Messina nell’anno 1783. E di quanto nella Calabria fu fatto per lo suo risorgimento fino al 1787. Preceduta da una Teoria, ed Istoria Generale de’ Tremuoti (2 voll.) (1a ed. 1783, Napoli), Stamperia regale, Napoli 1788;

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Pubblicazioni consultate

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Vignola, Regola delli cinque ordini d’architettura di M. Iacomo Barozzio da Vignola, s.e., s.l. [Roma] s.n. [1562].

Pubblicazioni gruppo di ricerca

Fortunato, L. Russo, Il rilievo 3D dell’altare maggiore della chiesa di Maria SS. dei Sette Dolori a Serra San Bruno, in L. Campanella, C. Piccioli, A. Rendina, V. Romanelli (a cura di), Diagnosis for the Conservation and Valorization of Cultural Heritage. Atti del XIV Convegno Internazionale AIES, Napoli, 5-6 dicembre 2024, Edizioni del Delfino, Napoli 2024, pp. 72–81, ISBN 9788831366199;

Fortunato, L. Russo, Verso la costruzione di una banca dati 3D per la fruizione e la valorizzazione di opere della certosa a Serra San Bruno, in L. Carlevaris et al. (Eds.). èkphrasis. Descrizioni nello spazio della rappresentazione/èkphrasis. Descriptions in the space of representation. Proceedings of the 46th International Conference of Representation Disciplines Teachers, FrancoAngeli editore, Milano 2025, pp. 1127 -1146, ISBN 9788835182412;

Fortunato, L. Russo, Serra San Bruno e la sua Certosa. Rilievi digitali e percorsi di narrazione interattiva, in SPLASCH. Una piattaforma condivisa per il Patrimonio dei Beni Culturali, a cura di R. Florio e R. Catuogno, Editori Paparo, Napoli 2025, pp. 167-189, ISBN 9791281389700;

Russo, Strategie integrate per la modellazione informativa del patrimonio culturale. Digitalizzazione, semantica e gestione dei modelli, in SPLASCH. Una piattaforma condivisa per il Patrimonio dei Beni Culturali, a cura di R. Florio e R. Catuogno, Editori Paparo, Napoli 2025, pp. 191-207, ISBN 9791281389700.