Campi Flegrei e la “Costellazione delle Acque”

Il territorio dei Campi Flegrei, contraddistinto da singolare complessità geologica e paesaggistica, comprende numerose aree e strutture di età romana che necessitano di un approccio culturale integrato e interdisciplinare particolarmente attento alle peculiarità territoriali. Si tratta di un territorio vulcanico affetto da fenomeni di bradisismo che però ha visto un’unica grande eruzione, quella che nel 1538 porto alla formazione del Monte Nuovo. Apprezzati dagli studiosi fin dall’antichità, i Campi Flegrei furono, di nuovo, oggetto di grande interesse nel XVII secolo e fino agli inizi del XX, in riferimento al fenomeno europeo del Grand Tour che li elesse a meta privilegiata, non più di intrattenimenti ameni, ma di viaggi di studio ed erudizione. Lo testimoniano gli scritti goethiani che descrivono l’‘inquietudine’ di questo paesaggio che si rivela come palinsesto stratificato, sistematicamente riscritto nei secoli da molteplici fenomeni naturali di carattere vulcanico.
Purtroppo, l’espansione non controllata della città moderna, dal finire del 1800, ha alterato profondamente il forte legame identitario tra la natura e le diffuse testimonianze archeologiche antiche. Strutture talvolta decisamente imponenti come i cosiddetti “templi” o “trugli” di Baia, anche quando di dimensioni modeste, evidenziano attualmente una condizione di elevata interferenzialità, spesso di parziale compenetrazione, non solo con il suolo flegreo e gli effetti orografici del suo dinamismo ma, ancora più problematicamente, con le zone urbanizzate. Non solo quindi le strutture situate nei pressi dell’antica linea di costa che risultano parzialmente sommerse o interrate per effetto del bradisismo, ma la maggior parte dei siti archeologici flegrei sono ormai legati da strette e talora inscindibili connessioni alle sopravvenute infrastrutture urbane nonché all’edilizia privata moderna il cui proliferare per il fenomeno dell’abusivismo ha compromesso i manufatti antichi impedendo una loro corretta integrazione ambientale e valorizzazione.
Nei Campi Flegrei si presenta dunque la più evidente espressione di un patrimonio esteso, fortemente integrato ai più diversi e recenti usi antropici, con una polverizzazione di episodi che talvolta ricadono in proprietà private, la cui accessibilità è condizionata a una disponibilità necessariamente saltuaria da parte dei residenti. Si tratta di un patrimonio, che per la sua ricchezza e vastità, si pone ancora oggi come una realtà dinamica, oggetto di continui aggiornamenti interpretativi e di conoscenza. Innumerevoli anche quelle testimonianze che hanno perso qualunque traccia della loro originaria funzione che emergono a tratti dal costruito moderno che ostacolano un circostanziato e costante lavoro di manutenzione e valorizzazione orientato a un’efficace fruizione del bene.
Tali condizioni, se da un lato limitano l’attuale facilità di accesso e utilizzo dei beni, dall’altro restituiscono un patrimonio unico per interesse ed estensione, che proprio per le sue caratteristiche rappresenta l’indispensabile premessa per una nuova modalità di esperienza del bene, attraverso una integrazione virtuosa tra la dimensione reale, data dalla esperienza diretta dei luoghi, con quella di un’accessibilità da remoto, ottenuta mediante ricostruzione digitale dei luoghi.
Per superare la frammentazione territoriale del patrimonio architettonico-archeologico flegreo, un passaggio propedeutico è stato quello di realizzare una prima mappatura tematica, con la creazione di un percorso esplorativo riconoscibile che metta in connessione siti archeologici, anche molto diversi, ma legati da una matrice identitaria comune.
Il file rouge che lega una rete di quarantacinque siti è quella che si viene a definire come “Costellazione delle Acque” per la comune tensione verso una spazialità rivelatrice di profondi legami con i valori spirituali riconoscibili nella prossimità dell’acqua sia quando essa si ritrova quale elemento caratterizzante l’originaria funzione (terme, cisterna, piscina, ninfeo, ecc.), sia quando è riferibile alla condizione odierna (inabissamento o parziale allagamento).
All’interno della suddetta “costellazione” sono stati poi individuati cinque siti: Piscina Mirabilis, Cento Camerelle, il Tempio di Serapide, il Sepolcro di Agrippina, nonché il Parco archeologico delle terme di Baia (ulteriormente articolato in cinque settori) caratterizzati da problemi di accessibilità fisica e culturale per i quali sono state approfondite le operazioni di rilievo e restituzione digitale.
La premessa, dunque, all’attività operativa è stata la necessaria consapevolezza delle peculiarità dell’area studio, che, come sistema territoriale vocato a un utilizzo turistico è caratterizzato dalla diffusa presenza di siti e reperti archeologici di notevole importanza che, spesso, però, per condizioni geografiche, logistiche e soprattutto economiche non sono oggetto di una corretta valorizzazione.

La Costellazione delle Acque

I Casi Studio

Parco Archeologico delle Terme di Baia

cd Sepolcro di Agrippina

Piscina Mirabilis

Cento Camerelle

Tempio di Serapide